martedì 8 settembre 2009

Darwin vol. 2

Il 3 settembre 2009 atterro a Darwin alle 3:00 del mattino circa, lasciandomi alle spalle un tempo bruttino a Bali. Essendo giovedì, dopo poche ore di sonno consumate in van nel parcheggio dell'areoporto, e una giornata passata a rinnovare la Medicare e in biblioteca a scroccare internet riesco finalmente a visitare il famigerato Mindil Beach Sunset Market, in cui si può trovare cibo da ogni angolo dell'Asia, souvenirs, suonatori di didgeridoo e cianfrusaglie varie. Il mercato in se' è carino e offre una vasta gamma di cibo. Mi sarei pappato di tutto se non avessi fatto il pieno di cibo asiatico in Indonesia. Alla fine infatti le portare principali sono uguali un po' in tutti gli stand. Il tramonto non ha nulla di particolare. Dopo il deserto e l'Indonesia posso dire di averne visti decisamente di più belli. Anyway l'atmosfera è piacevole e a suonare c'è un gruppo molto coinvolgente: gli EmDee, batteria e didgeridoo, che fanno ballare a ritmi techno-tribal.
Al Sunset Market ci sono poi tornato anche la domenica dopo scoprendo con poco stupore che di domenica il cibo costa in media 1,50 $ in più! :P
Oggi è 8 settembre e le giornate trascorse fino ad ora mi hanno visto impegnato ad aggiornare il blog e ad oziare a Lake Alexander in attesa dell'ispirazione per partire.
Oggi sembra essere la giornata adatta, infatti tra poche ore farò rotta con Marco, un ragazzo di Bergamo conosciuto ieri qui in biblioteca, verso Katherine, trampolino di lancio per la west coast.
Credo sia tutto per questo primo mese e mezzo di viaggio, anche se ho omesso volontariamente o meno un sacco di altre cose che forse mi torneranno in mente dopo o forse no.

Anyway da adesso si riprende la vita on the road!!!

ROAD TO THE WILD WILD WEST

Le mie meritatissime ferie

Martedì 11 agosto 2009 inizia la mia avventura balinese. Avventura è il termine esatto per come è nata e per come si è poi sviluppata...Tanto per cominciare dovevo restarci 8 giorni ma già dopo sole 2 giornate avevo prolungato la permanenza di altre 2 settimane...
Atterro a Denpasar (in realtà l'areoporto è molto più vicino a Kuta Beach, ndr) alle 21:00 ora locale e prevedibilmente all'uscita vengo assalito da tassisti più o meno abusivi che tentano anche di vendermi accomodation a prezzi imbarazzantemente alti rispetto alla media.
Resisto comunque ai copiosi assalti e cerco di individuare altri backpackers in standby come me. Dopo pochi minuti noto due ragazzi alle prese con due ragazze, le quali però erano in partenza. Colgo la palla al balzo e chiedo loro se gli va di condividere un taxi per Kuta. A loro sta bene e mentre iniziamo a cercare un tassista dalla faccia onesta si aggiunge a noi un altro ragazzo cileno di nome Javier. Anche lui viaggia da solo ed è in cerca di cabmates per Kuta.
Dopo pochi minuti dall'atterraggio a Bali dunque non ero più da solo.
I prezzi che ci sentiamo chiedere per un passaggio a Kuta hanno del ridicolo (scopriremo poi): 200.000 rupie, circa 25 $ australiani, per pochi km di strada.
Dopo svariati “chessò?!” da parte mia finalmente un tizio ci offre il trasporto a “sole” 100.000 rupie, che diviso 4 fa 25.000 a testa: 4 $.
Smollati a Kuta iniziamo un girovagare di 2 ore e mezzo tra tutte le guest house e home stay che incontriamo ma la risposta è sempre la stessa: FULL!
Demoralizzati e stanchi morti per il vagabondare con zainacci in spalla, è il momento di riposarci un attimo e di mandare giù un boccone. Ci fermiamo quindi nella prima bettola a tiro e ordiniamo un piatto a base di riso più cianfrusaglie varie che adesso non vi sto a dire.
Nel frattempo facciamo amicizia con l'oste indonesiano il quale si offre di accompagnare uno di noi in scooter in cerca di accomodation. Va “volontario” Aron, uno dei due ragazzi inglesi, mentre io, Javier e Patrick aspettiamo spaparanzati e beati nella bettola. A turbare la nostra beatitudine arriva dopo circa 20 minuti una butrillona australiana di 37 anni originaria di Perth.
Senza che l'avessimo invitata a sedersi prende posto a tavola con noi e inizia a parlare parlare parlare senza sputare mai a terra. Poco dopo arriva la sua amica, sempre australiana e di Perth. Sono due donne maritate e con figli in vacanza da sole a Bali...e proprj a nuj avevna romb u cazz!
Anyway non tutte le butrille vengono per nuocere. Infatti Aron torna dopo circa un'ora con la prevedibile notizia del “tutto pieno”. Si profila quindi la prima notte balinese in spiaggia quando la butrilla ci offre la possibilità di dormire in stanza da loro in albergo. Stanchi e disperati accettiamo. Ci incamminiamo così verso l'albergo, che si trova a Seminyak, un villaggio poco distante da Kuta. Arrivati lì le due aussie ordinano vodka e limonata e ci offrono da bere a bordo della piscina dell'albergo.
Dopo 5 ore circa dall'atterraggio a Bali ero immerso nella piscina di un albergo ultralusso a sorseggiare vodka lime...GRATIS!!! Non ci potevo credere...
Tuttavia la cosa un po' mi puzzava...e col senno di poi avevo ragione...
Verso le 4:00 am torniamo in camera per il meritato riposo ma c'è un problema logistico: siamo in 6 su due letti king size. E la butrilla da sola si frega una grossa fetta di spazio...
Le tipe senza problemi uniscono i letti e ci invitano a dormire tutti insieme in un enorme lettone.
La puzza aumenta...
La prima a prendere posizione nel lettone è la butrillona visibilmente ubriaca che biascica più volte “You italian guy! Come here!” indicandomi il posto tra lei e il bordo del letto.
TAAAAAAAAAAAAAAAC!
Scoperto ormai il gioco della butrilla (l'altra tipa sembrava più tranquilla) trovo con maestria una scappatoia da quella che era ormai una trappola. Con la scusa di non voler rubare troppo spazio agli altri decido di dormire sul piccolo divano di fianco al letto, lasciando in balia della butrilla il povero Aron, che nel frattempo si era tuffato nel lettone ignaro di cosa lo aspettasse...
(asdhuashduashduashduashuashduashduashasudasuhdasudh ogni volta che ci ripenso mi piego in 8 dalle risate ahudhasudasudhausdhasd)
Per me, Javier e Patrick la notte trascorre più o meno tranquilla, scossa soltanto a tratti dal russare profondo di Javier...Non si può dire lo stesso per Aron, che durante tutta la notte è impegnato a respingere i pesanti attacchi della butrillona.
Senza scendere nei particolari, per lui è stata una notte d'inferno, tant'è che verso le 10:00 del mattino mi sono svegliato e l'ho trovato rannicchiato ai piedi del letto... xD
Non male come prima avventura a Bali.

La seconda giornata comincia veramente tardi e torniamo a Kuta all'ora di pranzo. Ci fermiamo a mangiare qualcosa in una sorta di ristorante e per caso Patrick trova una sistemazione per tutti e 4 a 50.000 rupie a testa a notte, colazione inclusa. Mas que nada...
I successivi 4 giorni a Bali li passiamo scorrazzando per l'isola a bordo di scooter e perdendoci svariate volte a causa della segnaletica verticale lasciata un po' al caso...
Riusciamo comunque a visitare spiagge bellissime e templi altrettanto belli. Uluwatu, Dreamland, Padang Padang e Pecatu per citarne alcuni.
Il secondo giorno di noleggio scooter facciamo meta verso Mount Batur, uno dei tanti vulcani attivi della zona. Ai piedi di questo vulcano si stende un lago sulle cui sponde sorgono diversi villaggi. Decidiamo di noleggiare un barca per visitare un piccolo tempio posto sull'altra estremità del lago, irraggiungibile in scooter. Dividiamo il noleggio con una ragazza serba che vive a Bali da 6 anni e grazie alla quale riusciamo a capire qualcosa in più del tempio e della cultura locale. Si tratta in realtà di un tempio-cimitero dove i cadaveri non vengono cremati ma sepolti vicino ad un albero che copre completamente il tanfo della putrefazione. La ragazza ci spiega anche che si tratta di una pratica unica, in quanto per la religione indu è indispensabile cremare il corpo dopo la morte affinché l'anima sia libera. Dopo il tempio facciamo anche tappa al vicino villaggio. Uno di quelli che vedi solo nei documentari e che è assolutamente al di fuori di ogni percorso turistico. E' un villaggio poverissimo e la gente del luogo è molto cordiale e disponibile, tant'è che alcuni di loro ci accompagnano per un tour del piccolo insediamento.

Dopo 4 giorni di scooter, di comune accordo decidiamo di spostarci su Lombok, un'isola a est di Bali, per sfuggire all'alta stagione turistica balinese, che vede un pullulare di aussie molesti e ubriachi nonché di italiani, che tuttavia non ho trovato casinari come mi aspettavo. Il traghetto che da Padangbai porta a Lembar è uno dei più lenti della storia (nonché uno dei più sporchi e arrugginiti xD). Per percorrere 15 km infatti impiega 4 ore e mezza.
Da Lembar ci spostiamo a Senggigi, dopo una sanguinosa trattativa con l'autista dello shuttle bus.
Lombok è più selvaggia di Bali, in quanto non ancora aggredita dal turismo di massa ed offre una vasta serie di spiagge bianchissime ricche di conchiglie e coralli.
A Senggigi il secondo giorno assistiamo allo spettacolo folkloristico della “stick fighting”, che fa parte della tradizione lombokiana. Si tratta di una lotta tra esponenti di East, West, South e North Lombok eseguita a passo di danza che vede i due contendenti combattere con uno scudo e un bastone di legno. Vince chi colpisce sul capo l'avversario. E' uno spettacolo affascinante e nonostante i duelli siano alquanto duri e abbastanza cruenti, i due contendenti al termine si abbracciano in segno di stima e rispetto. E' molto divertente osservare le espressioni dei due contendenti durante il combattimento e non sono rari sberleffi e cenni di scherno tra i due.
A Mataram invece, capitale di Lombok, veniamo invitati da un tizio del posto alla “cock fighting”: la lotta dei galli. L'avrete vista 3.000 volte in tv per cui è inutile che la descriva. Ed è proprio come si vede in tv! Cioè con le gente che scommette e urla per incitare i galli a scannarsi reciprocamente. Un tizio del luogo che parlava un po' di italiano ci ha spiegato che si tratta di una tradizione indu, secondo la quale il sangue dei galli versato serve a tenere buoni gli spiriti.

L'esperienza più bella che ho fatto a Lombok è senz'altro la scalata del vulcano attivo Rinjani. Partenza da 600 mt e arrivo a 2.600 mt dopo 7,5 km di percorso in salita. E' stata forse la cosa più faticosa che abbia mai fatto ma lo spettacolo in cima mi ha ampiamente ricompensato. Essendo un vulcano attivo si può vedere e sentire la lava sgorgare dal vulcano, che è formato da un cratere esterno (scalabile) un lago interno e un cratere più piccolo e attivo all'interno del lago.
Lo spettacolo di notte è da mozzafiato. Il rumore della lava che sgorga è impressionante e di tanto in tanto è possibile udire delle vere e proprie esplosioni, mentre il colore rosso vivo della colata risalta ancora di più nelle tenebre.

Dopo 4-5 giorni trascorsi a visitare Lombok e soprattutto per riposarci dopo la tremenda esperienza fisica del Rinjani, facciamo rotta verso 3 isole minuscole poco distanti da Lombok: le Gilis. Sono 3 isole davvero piccole. La più grande infatti, Gili Trawangan, dove abbiamo soggiornato noi, è percorribile a piedi in loop in circa un'ora. Essendo alta stagione ed essendo un posto esclusivo data la sua dimensione, i prezzi per le accomodation erano a livelli stratosferici così io e Javier decidiamo di dormire in spiaggia sin dalla prima notte, lasciando i bagagli nel magazzino di una guest house che il proprietario ci ha gentilmente lasciato usare gratis.
L'atmosfera su Gili Trawangan e anche sulle altre Gilis è onirica. Difficile trovare un posto al mondo più rilassato, grazie anche alla mancanza di mezzi a motore, cani e polizia. :P
Molta gente arriva alle Gilis per trascorrervi 2 o 3 giorni e finisce col restarci più a lungo. E così è successo a noi. Per ben due volta abbiamo rimandato la partenza di un giorno semplicemente perché è difficilissimo staccarsi da quello che ha tutti i crismi di un paradiso.
Su GT io e Javier abbiamo fatto amicizia con un gruppo di musicisti reggae indonesiani che vivono lì durante tutto l'anno. Molti di loro non sono nati lì ma vi si sono trasferiti per il clima e l'atmosfera. E io li capisco!!!
Per due sere siamo stato in loro compagnia a fare jam session reggae sulla spiaggia al tramonto (uno dei più belli mai visti finora), dopo il quale, abbiamo cenato con red snaper alla brace, accompagnato da riso, chili e verdure da mangiare solo ed esclusivamente con le mani. Una delle cene più buone che abbia mai avuto...anche perché completamente gratuita!!! xD
Oltre ad oziare e ad ammirare tramonti da favola (un rito immancabile su Gili Trawangan) io e Javier siamo anche andati a fare snorkeling. Pesci coloratissimi, mante, tartarughe, piccoli squali e coralli spettacolari pullulano nel mare delle Gilis. Peccato non aver avuto a disposizione una fotocamera adatta perché la varietà di colori e di forme di vita era impressionante.

Il 30 agosto finalmente troviamo la determinazione di lasciare Gili Trawangan e dopo circa 9 ore di viaggio in barca, shuttle bus, traghetto e di nuovo shuttle bus, io e il mio tripmate cileno torniamo a Bali in località Ubud, dove si trova la Monkey Forest, un tempio immerso nella giungla e abitato da scimmie.
A Ubud trascorriamo un paio di notti, giusto il tempo di visitare la Goa Gajah (o Elephant Cave) e di assistere alla Barong dance, una delle danze folkloristiche di Bali.

Il 1 settembre saluto Javier, diretto a Java, e torno a Kuta da solo per un meritatissimo massaggio balinese (le migliori 40.000 rupie spese a Bali) e per l'ultima serata allo SkyGarden, la nostra discoteca preferita, in compagnia di Anna e Ruth, due ragazze rispettivamente tedesca e israelo-olandese, conosciute a Gili Trawangan.
Il giorno dopo, grazie alla ormai consumata esperienza in bargaining con gli indonesiani, riesco ad affittare uno scooter per un'intera giornata incluso accompagnamento in areoporto a sera a 50.000 rupie, prezzo standard per il solo noleggio e per corsa in shuttle bus verso l'areoporto. Tutto ciò per visitare finalmente uno dei templi più famosi di Bali, Tanah Lot. Si tratta di un tempio costruito su di una scogliera a picco sull'oceano, che durante l'alta marea diventa virtualmente irraggiungibile a piedi. Tanah Lot è uno spot stupendo per il tramonto (googleggiate gente, googleggiate), ma ovviamente quando ci siamo andati io e Neta, un ragazzo israeliano conosciuto a Lombok, il tempo faceva alquanto cagare e abbiamo visto delle “splendide” nuvole.
La sera stessa riparto da Bali, dove il terremoto che ha colpito la parte ovest di Java non si è sentito (e manco nella parte est mi ha confermato poi Javier), alla volta di Darwin dopo 22 giorni di più o meno “ferie” dal mio viaggio in terra australe.

lunedì 7 settembre 2009

Darwin vol.1 + Litchfield

Venerdì 7 agosto io e Ludovico riemergiamo finalmente dal Kakadu diretti a Darwin. La strada è abbastanza lunga e il caldo è notevole. Prima di giungere nel CBD di Darwin si passa per una serie di suburbs disposti lungo la Stuart Highway e si costeggia l'areoporto.
Darwin è una citta giovane e rilassata, costruita intorno alle postazioni militari della seconda guerra mondiale, durante la quale la città ebbe un ruolo molto importante per gli Alleati nella lotta contro l'espansione dell'impero giapponese verso sud.
C'è una cosa che accomuna Foggia e Darwin: entrambe sono state bombardate e pesantemente danneggiate durante la seconda guerra mondiale. La prima nel 1943 la seconda nel 1942.
Il clima a Darwin è semplice: fa sempre caldo. L'unica variabile è l'umidità. Umido in wet season, secco in dry season. In wet è possibile assistere alle tempeste elettromagnetiche, cioè gragnuole di fulmini che si scaricano a terra. Il Northern Territory infatti è il luogo della Terra dove cadono più fulmini in un anno.
You don't wanna be here during the wet...

Ero fermo al semaforo su Mitchell Street (la via dei locali e degli ostelli, ndr) quando all'attraversamento pedonale vedo una faccia conosciuta...lui mi vede e mi punta l'indice contro...io faccio lo stesso. Parcheggio, gli vado incontro e gli dico “ma tu che ci fai qua?!”
Era Jacopo, un ragazzo torinese che avevo conosciuto a gennaio a Sydney e di cui avevo perso completamente le tracce sin da allora. Mi racconta un po' la sua avventura in terra australiana e mi presenta Marco, un suo amico torinese in vacanza per un mese in Oz.
E' stata una cosa assurda ribeccare Jacopo dopo più di 6 mesi e a più di 6.000 km di distanza da dove l'avevo conosciuto.
Un'altra di quelle cose che ti capita solo in Australia... ;)
Dopo aver passato il pomeriggio stravaccati sui giardini della Esplanade, col favore delle tenebre, è il momento di scroccare una meritata doccia al caravan park prima di affrontare la serata che prevede free meal (sempre scroccato), grazie a due amici koreani di Jacopo che alloggiano in ostello, e birra coi monzesi.
Il trick doccia è eseguito senza intoppi e dopo un'oretta, alle 21:00 circa siamo in strada verso il centro.
Arriviamo con un leggero ritardo poiché Ludovico inizia a fare un po' di capricci (vedi seguito) tuttavia la serata scorre tranquilla e faccio due chiacchiere coi ragazzi di Monza chiedendo aggiornamenti sulle recenti vicende italiane. Commento personale: meno male che sto in Australia...
Il programma di viaggio dei monzesi prevedeva per il giorno dopo la visita al Litchfield National Park, distante 100 km circa da Darwin, e io, Jacopo e Marco decidiamo di aggragarci, anche per passare almeno una notte fuori Darwin, dove dormire in strada vicino al centro senza venire multati è impossibile.
La mattina dopo sorpesa! Ludovico non ne vuole sapere di avviarsi. Apparentemente la batteria è scarica...
Istantaneamente uno stormo incazzato di gasteme è volato all'indirizzo del meccanico di Port Augusta che mi aveva garantito (come quello di Sydney d'altronde) che Ludovico non avrebbe più avuto bisogno di interventi. Salta così il Litchfield in compagnia dei monzesi e passiamo metà mattinata a cercare di sistemare Ludovico. Verso le 11:00 sembra tutto apposto e decidiamo di “tentare” la gita al Litchfield.
Arriviamo lì senza problemi ma già al primo stop, i termitai giganti, Ludovico cazzeggia di nuovo e rifiuta di accendersi se non a spinta.
Riusciamo a visitare comunque la prima parte del parco anche se ad ogni fermata occorre riavviarlo a spinta e ogni 2 km circa si spegne...
Trascorriamo la prima notte nel parco in compagnia di una comitiva formata da due canadesi, due tedesche e una slovena. Marco alla chitarra anima la serata, mentre gli altri si riscaldano attorno al fuoco da campo. Verso le 22:00 i due chitarristi, il ragazzo canadese e Marco, si uniscono ad un gruppo di australiani svitati che avevano duettato con loro da una piazzola all'altra cantando sulle note delle canzoni suonate.

Il mattino seguente Ludovico fa ancora il cazzone e spostarsi all'interno del parco è un'impresa dato che si spegne sempre più spesso. Il problema pare essere chiaramente al sistema elettrico, anche perché la spia della batteria, rimasta sempre accesa prima di allora in quanto indica che la batteria è sotto carica, è minacciosamente spenta. Ipotizziamo un problema all'alternatore e dopo l'ennesima fermata per strada soccorsi dal gruppo di australiani della sera prima (molto gentili), finalmente scovo la causa di tutto ciò: un cavetto minuscolo leggermente staccato dalla sua sede. Riplugghiamo stu cazz e cavett e Ludovico rinasce a nuova vita!!!
Essendo comunque tardi decidiamo di trascorrere un'altra notte al Litchfield e di tornare a Darwin il mattino seguente.

Lunedì 10 agosto al ritorno dal Litchfield resto in compagnia di Jacopo e Marco che stavano cercando un van per la west coast. Nel primo pomeriggio li accompagno a Palmerston, una cittadina a circa 15 km da Darwin, per visionare un van. Dopo un po' di trattativa e prova su strada i due torinesi raggiungono l'accordo coi due territorians (completamente fuori di testa, ndr) e si aggiudicano un Toyota Tarago del 1986 in cambio della vecchia Holden Commodore di Jacopo, con la rego scaduta, più soldi.
Loro poi si tuffano subito nel setup del van per partire il più presto possibile per la west coast, mentre io vado in biblioteca a cercare info su Bali.
Saluto così Marco, che aveva il volo di ritorno in Italia per i primi di settembre, e Jacopo, che probabilmente ribeccherò giù a Perth.

Kakadu senza du

La mattina di mercoledì 5 agosto saluto Alex e Dim, i due ragazzi francesi conosciuti a Katherine, e mi avvio verso il Kakadu National Park, uno dei parchi più grandi d'Australia e forse il più famoso a livello internazionale, in quanto habitat naturale per una gran quantità di uccelli migratori e non. Nonostante la fama e la quantità di persone che lo visitano, il Kakadu è ancora a ingresso libero fino ad aprile 2010. Dopo bisognerà pagare un ticket d'ingresso di circa 20$ valido per 2 settimane. Come faccio a saperlo? C'era scritto sull'opuscolo.
Al Kakadu ho trascorso 1 giornata intera più due mezze giornate, dal 5 al 7 agosto. Sicuramente serve più tempo per visitarlo se si dispone di un 4WD poiché in tal caso i siti raggiungibili sono di più. Purtroppo però quello che si può visitare con un normale veicolo non è eccessivamente entusiasmante. Si tratta di billabongs, fiumi apparentemente infestati di coccodrilli e siti di arte rupestre. A mio avviso la parte più bella è il lookout che si trova a nord, vicino Jabiru da cui si domina gran parte del parco e da cui è possibile ammirare un tramonto spettacolare, dopo il quale canguri e wallabies iniziano a scorrazzare per la spianata sottostante.
Forse le mie aspettative erano eccessivamente elevate per via del nome e della fama di cui gode il parco, fatto sta che il Kakadu mi ha un po' deluso e se non fosse stato per il lookout da mozzafiato e i siti di arte rupestre aborigena il mio giudizio sarebbe stato assolutamente negativo.
Anyway, gironzolando per il parco becco 2-3 volte una comitiva di 5 monzesi in vacanza in Australia, che avevo conosciuto qualche giorno prima alla Katherine Gorge. Al terzo incontro decidiamo che è il caso di presentarci e chiacchierando salta fuori che anche loro dopo il Kakadu sono diretti a Darwin per poi andare al Litchfield National Park. Ci diamo così appuntamento a Darwin per andare a bere una birra insieme.

domenica 6 settembre 2009

Nitmiluk National Park & Katherine

Il 3 agosto, d'accordo con Alex e Dim, mi sveglio per l'ennesima volta di buon'ora per fare il check-in del tour in canoa nella Katherine Gorge e verso le 9 siamo già in acqua.
La Katherine Gorge è in realtà una serie di gole, 9 o 10 se non erro, e per passare da una gola all'altra occorre trasportare a mano la canoa al di sopra di rapide e sbarramenti naturali costituiti da rocce, tranne che per passare dalla prima alla seconda gola, in cui occorre percorrere a piedi un tratto di un centinaio di metri senza portarsi dietro la canoa, ché tanto ce ne sono un fottio dall'altra parte.
Il tour della gola prevede notte in tenda in riva al fiume per cui io, Alex e Dim pagaiamo come dei dannati per raggiungere la gola 5, dove ci attende il campsite a noi riservato. Non vi immaginate chissà che. Si tratta semplicemente di una spiaggetta con una toilette lercia in cima ad una collinetta. Sistemate le tende e dopo un pranzo frugale, proseguiamo pagaiata dopo pagaiata lungo le altre gole alla ricerca di coccodrilli d'acqua dolce, che sono molto più piccoli dei “salties” e non attaccano l'uomo a meno che non gli si cachi il cazzo.
La Katherine Gorge è davvero bella e penso che il miglior modo di visitarla sia appunto in canoa lungo il fiume che vi scorre. Le pareti sono molto alte, 20 metri circa in media, ma lungo il percorso si incontrano anche diversi spot più bassi da cui ci si può tuffare. Ci sono anche diverse spiaggette di sabbia bianchissima ma sono tutte ad accesso vietato poiché nesting area dei coccodrilli. Anche loro insomma hanno un certo gusto a quanto pare...
Nel pomeriggio della prima giornata riusciamo ad arrivare alla gola 8, da cui si può accedere ad un bel lookout che la domina completamente. Poi un po' per stanchezza un po' perché si era fatta una certa torniamo indietro al nostro campo base.
La notte ci offre una luna piena spettacolare che illumina a giorno la gola in cui siamo accampati, rendendo superflue torce e headlights.
Il mattino seguente lo trascorriamo pagaiando con calma verso la gola 1 e fermandoci di tanto in tanto per qualche tuffo o per qualche avvistamento di coccodrilli. Io e Dim, in canoa insieme, siamo stati fortunati: ben 3!!! Di cui uno a meno di 5 metri di distanza tant'è che stava iniziando a “ringhiare”! :o
Verso le 4 del pomeriggio siamo di nuovo alla prima gola per riconsegnare le canoe. L'appuntamento successivo coi due francesi è alle 18:30 alla Hot Springs per la cena d'arrivederci, poiché il giorno dopo io sarei partito per il Kakadu.
Arrivo lì, ovviamente in ritardo perché ero andato a scroccare una doccia al Low Level Nature Park con ricaricamento cellulari incorporato, e scopro che i programmi sono lievementi cambiati: la cena si fa ma dopo c'è una specie di party in un ostello. Me lo dovevo far ripetere due volte? La domanda è retorica e la risposta è lapalissiana...
A cena siamo io, Alex, Dim e 3 ragazze francesi in procinto di partire per la west coast. Lo chef (sottoscritto) delizia i cugini e le cugine transalpine con una magistrale pasta con sugo al tonno da leccarsi i baffi! Le 3 francesi, impressionate da cotanta maestria oppure, ipotesi più accreditata, incapaci di farsi manco un toast, mi chiedono di partire con loro per la west coast in veste di cuoco ufficiale in cambio di free breakfast e un massaggio al giorno... Proposta decisamente allettante che purtroppo ho dovuto lasciar cadere...
La serata poi prosegue al party in ostello. Doveva essere una cosa per pochi intimi e invece alla fine c'era un fottio di gente... xD
Verso le 22:30 un tizio tale e quale a The Observer di Fringe (googleggiate o voi che non sapete di cosa parlo) ci chiede senza mezzi termini di smammare in quanto “è tardi e la gente deve dormire”.
Al terzo richiamo decidiamo di andarcene sul serio per continuare il party alla Hot Springs. Il tutto finisce comunque verso mezzanotte quando si azionano gli innaffiatori.

Road to the Tropics - vol.2

La prima tappa del 1 agosto sono le Devil's Marbles, sulla strada per Tennat Creek. E' un complesso di megaliti in stile Uluru ma in scala ridotta, disteso su di una zona relativamente pianeggiante. Siccome si tratta di massi di diverse dimensioni in equilibrio tra di loro o su picchi sottilissimi, i primi esploratori giunti sul posto pensavano che fosse opera del Demonio... -.-"
Da qui il nome.

Circa 200 km dopo si trova Tennant Creek, una cittadina sorta intorno alla vecchia stazione dell'Overland Telegraph, che è anche la maggiore (nonché forse l'unica degna di nota) attrazione. La vecchia stazione comprende oltre all'hub telegrafico anche la residenza degli operatori, un magazzino sotterraneo per i cibi, un gabbiotto per affumicare la carne, un'officina da maniscalco, un piccolo allevamento e un orticello. I riformimenti per le persone che vi lavoravano arrivavano ogni 6 mesi per cui era indispensabile per i marconisti essere un po' dei factotum.
Queste ed altre curiose informazioni le ho imparate visitando dall'esterno il complesso, grazie ad una dettagliata serie di cartelli. E' anche possibile visitare gli edifici internamente ma occorre ritirare le chiavi all'ufficio informazioni di Tennant Creek (distante 12 km) lasciando una deposito di 50$. Troppo sbatti per me...

Archiviata senza eccessivi entusiasmi la pratica Tennant Creek, è finalmente il momento di immergersi nela zona tropicale: rotta per Mataranka!
Purtroppo i progetti non sempre seguono il percorso prestabilito per cui, causa uno pneumatico ridotto all'osso (non sto scherzando, si vedeva la trama metallica interna!), ho dovuto effettuare una fermata di emergenza a Elliot. Vado prima dal meccanico, che era chiuso, vengo perciò "accolto" dalla moglie o dalla madre (non saprei dire), una donna molto rude, al limite della maleducazione, che mi dice che non si prestano crick a nessuno e per cambiare la gomma devo quindi tornare il mattino seguente e pagare per il "servizio".
Dunque saluto e ringrazio calorosamente (e sarcasticamente) l'avida donna e senza pensarci due volte vado al vicino caravan park dove riesco a farmi prestare il crick da un anziano signore molto gentile e cordiale, e cambio la gomma in nemmeno 10 minuti.
Anyway adesso il crick ce l'ho per cui state tranquilli!
Siccome Elliot mi aveva fatto una pessima impressione, guido per un'altra manciata di km e raggiungo Dunmarra, di cui non ricordo proprio nulla, e passo la notte lì.

Il 2 agosto giungo finalmente a Mataranka, dove si trovano un paio di piscine naturali con acqua calda. Troppo facile però buttarsi subito ammollo! Per rendere le cose più divertenti mi lancio in una delle mie camminate kilometriche, complice il fatto di aver ritrovato finalmente un clima e una vegetazione tropicali! Speravo di avvistare qualche coccodrillo ma nulla: solo zanzare e insetti vari. E siccome sono qui a raccontarla vuol dire che nemmeno i coccodrilli hanno avvistato me... xD
Finita la scarpinata umidiccia, durante la quale ovviamente mi sono perso un paio di volte, è il momento del meritato bagnetto: acqua a 34°C = stragoduria. Questo per quanto riguara la Thermal Pool di Mataranka. Non pago (in tutti i sensi asduash) mi immergo anche in un'altra piscinozza naturale poco distante, la Bitter Springs, che però ha “soli” 32°C! xD
Sazio di bagni caldi raggiungo Katherine, circa 100 km a nord di Mataranka, dove, dopo la doverosa visita al centro informazioni e al Low Level Nature Park (con tanto di telefonata di buon compleanno alla mi mamma per il giorno precedente), decido di mettere in atto la tecnica sviluppata giocoforza ad Alice Springs: notte in strada!
Giro un po' per la cittadina, che nonostante sia il terzo centro per grandezza nel Northern Territory è veramente minuscola, e trovo subito uno spot che sembre ideale: le Hot Springs. Sembra proprio un posto che fatto a misura di backpacker: BBQ pubblico gratuito e bagni pubblici con docce!!! Non a caso, infatti, sono presenti sul posto un altro paio di van e 2-3 macchine appostate lì per la notte. La polizia di Katherine infatti non è molto strict per cui, anche se è vietato campeggiare lì, la prima volta che ti beccano non ti multano e te la cavi solo con un risveglio forzato e un ammonimento verbale. Anyway basta andare via prima delle 8:00 per evitare tutto ciò. Parola di backpacker. ;)
Dopo la cena spartanissima (non avendo fuoco ho mangiato pane e tonno...yum yum!) conosco altri due ragazzi francesi parcheggiati col loro van dietro il mio, Alex e Dim. Tra una fregnaccia e l'altra scopro che anche loro il giorno dopo vanno al Nitmiluk National Park, e approfondendo il discorso mi invitano a partecipare al tour della Katherine Gorge in canoa. Casualità ha voluto che loro avevano prenotato per 3, ma il terzo aveva dato forfait all'ultimo.
Non me lo sono fatto chiedere 2 volte e ho accettato... ^^

Alice S(boc)prings

Il mattino del 31 luglio, da buon backpacker, punto la sveglia all'alba sicchè alle 7:30 sono già in giro per Alice. Prima tappa un lookout imbarazzantemente brutto, perché brutta è la città che lo circonda. Seconda tappa il Royal Flying Doctor Service che, come dice il nome, è un servizio che principalmente si preoccupa di far giungere assistenza medica nelle aree remote d'Australia, e secondariamente di trasportare i pazienti da una struttura all'altra nel caso di distanze siderali, cioè quasi sempre qua in Oz. La visita al RFDS si svolge solo ed esclusivamente tramite un piccolo tour da 7$. All'inizio proiettano un filmato esplicativo che mitizza un po' il servizio. Poi si passa alla sala operativa, dove si svolge il lavoro centralizzato, dopodichè ad un museo che espone modellini dei velivoli usati nel corso degli anni più strumenti e strumentazioni varie tra cui medicinali, radiotrasmittenti, utensili infermieristici ecc.
Dopo il RFDS è la volta del cultural precint che racchiude alcuni musei, una galleria, un giardino con sculture, un cimitero storico e il Kookaburra Memorial.
Il biglietto costerebbe 10 $ ma spacciandomi per studente (come sempre qui in Australia) riesco a farlo con lo sconto: 7 $. Il museo naturale è abbastanza noioso. Sono esposti alcune bestie imbalsamate e alcuni pezzi di pietre venute dallo spazio per cui me ne esco sbadigliando dopo manco mezz'ora.
Il Kookaburra memorial è invece molto bello e coinvolgente, nonstante sia poco più che un gabbiotto. All'interno si trova il relitto del Kookaburra, un aeroplanino minuscolo con cui Keith Anderson e Bob Hitchcock, si lanciarono alla ricerca di Charles Kingsford Smith, il cui velivolo, il Southern Cross, aveva dovuto fare un atterraggio di emergenza nel Tanami Desert. Anderson e il suo copilota partirono con provviste scarsissime e utensili inadatti e dopo un paio di atterraggi di emergenza e successive riparazioni precipitarono anche loro nel deserto, mentre beffardamente Kingsford Smith e gli altri vennero tratti in salvo. Nel memorial è spiegata tutta la storia e come fu vissuta dall'opinione pubblica. Il relitto è rimasto per 51 anni nel deserto e al termine degli anni '70 è stato recuperato e trasferito nella sua sede attuale, da cui decollò circa 80 anni prima.
Di fianco al Kookaburra Memorial si trova il museo dell'aviazione, disposto in due hangars. Nulla di eccezionale comunque, un po' come il resto della città, che ho trovato eccessivamente costosa rispetto a quello che offre e poco ospitale.
Deluso insomma da Alice Springs, decido che non è il caso di spenderci un'altra notte e mi metto in viaggio verso nord, inconmtrando dopo 20 km il sito che segnala il Tropico del Capricorno.
Ecco questa penso sia stata la cosa più emozionante legata ad Alice Springs, tolto il Kookaburra Memorial. Per farla breve insomma, Alice Springs fa cagare, costa un botto e le persone sono poco ospitali.

La strada per la meta successiva, Tennant Creek, è ancora lunga per cui, come direbbe Enzuccio! aka Dr.Vinx, meglio “avvantaggiarsi”. Dopo 200 km circa comincia a fare buio e anche per la stanchezza di guidare mi fermo nella roadhouse di Barrow Creek, che ha anche uno spartanissimo caravan park. Anche se chiamarlo caravan park mi sembra troppo. Diciamo che è più un retrobottega sgangherato circondato da quello che dovrebbe essere un motel in costruzione più varie carcasse di mezzi agricoli e semplici veicoli. Tutto in mezzo al deserto. La roadhouse in sè è molto bella. Sulle pareti ci sono attaccate cianfrusaglie di ogni tipo: cappelli, banconote, cartoline, reggiseni... Sicchè quando si entra pare che da un momento all'altro stia per succedere qualcosa di clamorosamente pazzesco!
L'accomodation è la più cheap mai trovata: 5 $! E' il posto van è anche powered! Cioè fornito di energia elettrica. Sicchè ho anche la possibilità di cucinarmi la seconda pasta sul fornello elettrico di Ludovico (la prima era stata a Uluru)!